Coaching: trasformare gli ostacoli in opportunità


Quando ci percepiamo come bloccati rispetto ai risultati che desideriamo raggiungere, senza risorse e senza margini d'azione, non c'è nulla di più potente che provare a "stravolgere" il punto di vista sulle cose.

E il coaching in questo è un alleato fantastico.


Proprio per questo il claim del mio sito recita: "Coaching: trasformare gli ostacoli in opportunità".


Sì, ma in pratica che cosa significa?


In questo post voglio proprio illustrarti questo concetto.


Parliamo di BIAS (tema strettamente correlato agli "errori logici", o Logical Fallacy).


Prendiamo, ad esempio, la nostra inclinazione a confondere causa ed effetto.

La confusione tra causa ed effetto avviene quando, senza essere supportati da dati o fatti, concludiamo che necessariamente un evento è la causa dell'altro indotti dalla percezione che, con una certa regolarità, accadono insieme: A e B accadono regolarmente assieme, quindi (ne deduco per "logica" che) A è la causa di B.


Questo BIAS interviene, ad esempio, quando stabiliamo dei rapporti causa-effetto tra quelle che pensiamo essere le nostre caratteristiche (i "non sono" che ci ripetiamo) e i risultati desiderati:

  • non sono bravo con le lingue e quindi non studio l'inglese

  • non sono bravo in matematica e quindi la evito

  • non sono bravo a guidare e quindi non prendo la macchina.


La nostra mente è sempre a caccia di rapporti causali perché il comprenderli aumenta la probabilità di controllare gli eventi o di prevederli.

Spesso le deduzioni sono corrette, perché intercettano fatti riscontrabili, misurabili, accertabili.


Altrettanto spesso, sono costruite sulla base delle nostre percezioni, sono fittizie, non dimostrate o non dimostrabili, del tutto arbitrarie. Sono le convinzioni e i pregiudizi di cui siamo portatori.


Noi, in sintesi, abbiamo un rapporto dogmatico con la nostra mente: tendiamo a credergli di default.

Intendiamoci, questa fiducia cieca ci aiuta a sopravvivere, ad agire rapidamente, a prendere all’istante migliaia di decisioni quotidiane, a muoverci rapidamente nel mondo. Al contempo, a volte, si rivela essere un bug del nostro sistema operativo che ci induce a prendere decisioni sbagliate.


Eppure, della loro esistenza ne siamo profondamente convinti, al punto tale da difendere strenuamente queste idee, sia con noi stessi trascurando le evidenze contrarie, sia di fronte agli altri.


Da cosa si capisce che queste deduzioni sono BIAS o errori logici?

Proviamo a capovolgere le affermazioni e a vedere se la logica regge:

  • non studio l'inglese e quindi non sono bravo (effettivamente, non posso migliorare non avendo opportunità di impararlo)

  • evito la matematica e quindi non sono bravo (effettivamente, non posso migliorare non avendo opportunità di acquisire conoscenze in materia)

  • non prendo la macchina e quindi non sono bravo a guidare (effettivamente, non posso migliorare non avendo occasioni per acquisire pratica).


E questo ragionamento vale anche per le situazioni in cui in gioco ci sono le emozioni che abbiamo dedotto essere la causa e non l'effetto del nostro comportamento: ad esempio, l'affermazione "non sono bravo a guidare e quindi non prendo la macchina" può diventare "ho paura di guidare e quindi non prendo la macchina".


Ma l'inversione funziona allo stesso modo: "non prendo la macchina e quindi ho paura di guidare" (ossia, evitando di prendere la macchina sto in realtà rinforzando la paura di guidare).


Al netto delle situazioni realmente pericolose per la nostra incolumità, è a questo punto che il coaching può aiutarci a trasformare l'ostacolo, il limite, in opportunità.


Vale a dire, in che modo possiamo usare questo limite della mente (il BIAS di cui sopra) per trasformarlo invece in un meccanismo potente a nostra disposizione?

Ricordiamo che il coaching è una disciplina finalizzata a stimolare un processo creativo, il pensiero laterale, a creare nuovi punti di vista, a creare nuove soluzioni (e qui uso volutamente il verbo “creare” e non il verbo "trovare", perché le soluzioni di cui abbiamo veramente bisogno non stanno da qualche parte, già preconfezionate, che attendono solo di essere trovate…).


Come Coach, dunque, come posso supportare il mio cliente a recuperare la capacità di mettere in discussione i BIAS che lo bloccano?


Abbiamo detto che spesso questo legame, ritenuto "vero" dalla mente, è arbitrario e non dimostrato, ma può bloccarci. Di conseguenza anche il pensiero opposto può essere allo stesso modo "vero" per la mente e contribuire, invece, alla nostra capacità d'azione.


Quindi, la domanda potente che pongo ai miei clienti è: come cambierebbe la situazione se invertissimo questo modo di pensare?


Se la nostra convinzione è "ho timore di fare una certa azione per ottenere un certo risultato" (ossia, tutte le volte che penso a quell'azione per ottenere quel risultato mi viene paura, quindi è la paura che mi blocca), come cambierebbe la situazione se il postulato diventasse "non faccio una certa azione e quindi ho timore di farla"? (Ossia, le volte che evito di fare quella certa azione contribuiscono a rinforzare in me il timore di farla).


Ad esempio, se la nostra convinzione è "ho timore di parlare in pubblico e quindi evito di farlo" (perché tutte le volte che ci penso provo timore), come cambierebbe la situazione se il pensiero diventasse "non parlo in pubblico e quindi ho timore di farlo"? (Ossia, le volte che evito di farlo contribuiscono a generare in me timore).


Attenzione, non sto dicendo che questa formula funzioni sempre e in tutte le situazioni.


Le nostre paure hanno una funzione evolutiva, adattativa, assolutamente fondamentale e realmente utile. Quello che dico è che nelle situazioni in cui ci sentiamo bloccati è utile riflettere sulle nostre idee, sentimenti ed emozioni ed evitare di dare per scontata la loro aderenza alla realtà delle cose.


E adesso ti invito a fare una riflessione: quante volte hai provato timori che ti spingevano ad evitare la cosa che desideravi fare e che poi, nel farla, si sono rivelati irreali?

Cito, come esempio, una mia esperienza personale: hai presente il lancio con il paracadute in tandem da 4200 metri? Si sale con l'aereo, ci si lancia (con l'istruttore), fai un minuto di caduta libera, l'istruttore apre il paracadute e si plana a terra.


Bene, adesso la racconto così perché il mio punto di vista è cambiato, proprio perché l'ho fatto. Ma prima di farlo i timori e dubbi mi spingevano a rinunciare: mi prenderà una crisi di panico? Quando si aprirà il portellone mi sembrerà di morire? E se non si apre il paracadute? Mi fermo qui, ma di pensieri ce ne sarebbero tanti da raccontare.


La razionalità però, dati alla mano, dice che il paracadutismo sportivo è un'attività più sicura che attraversare a piedi una strada. Tant'è vero che è un'esperienza che fanno persone dai cinque ai novant'anni.


Non ci credi? Cerca informazioni sul web o video su YouTube.


Come dici? Hai trovato soprattutto video di incidenti e quindi ti stai convincendo che è un'attività pericolosa?


Ecco un altro BIAS: euristica della disponibilità. Ma questa volta lascio a te l'opportunità di andare a cercare di che BIAS si tratta...


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